
Mattanza di daini in un agriturismo di Mirabello «Terre del Reno» «FE»
Le indagini sulla mattanza di daini in un agriturismo di Mirabello, vanno avanti spedite. Il pm Andrea Maggioni, che coordina l’attività dei carabinieri forestali, ha iscritto nel registro degli indagati il titolare dell’agriturismo dove sono stati uccisi quindici daini, di cui quattro cuccioli, con le accuse di maltrattamento e uccisione di animali. Mentre il cacciatore che è intervenuto in un secondo momento, il quale ha abbattuto a fucilate tre maschi adulti, è accusato di uccisione di animali. Nel frattempo si sta aspettando la consulenza veterinaria sulle tre carcasse che sono state sottoposte ad accertamenti. Mentre le altre dodici sono state smaltite fin da subito dopo la mattanza.
Il reato di maltrattamento viene ipotizzato dal magistrato sulla base del fatto che il recinto dove i daini, maschi, femmine e cuccioli erano tenuti era diventato troppo stretto per poterli contenere tutti. All’inizio, infatti, pare fosse stato pensato per alcuni esemplari, cinque o sei al massimo. Poi la nascita di altri esemplari nel corso degli anni, avrebbe fatto sì che quel parco delimitato, pur con tutti i crismi quando il numero di daini era inferiore, fosse diventato una sorta di prigione per i capi più adulti. Ed è qui che per la procura si configurerebbe il reato di maltrattamenti: non aver garantito lo spazio vitale necessario per il numero di animali. Per quanto riguarda la contestazione di uccisione al cacciatore che è stato chiamato dal proprietario dell’agriturismo, per sopprimere il daino killer. Nel dubbio di chi potesse essere, l’uomo avrebbe ucciso i tre maschi adulti rimasti nel recinto.
La mattanza si è consumata nel pomeriggio di giovedì della scorsa settimana, intorno alle 16.30 quando c’è stata la richiesta di intervento arrivata al centralino dei carabinieri. Quando i militari dell’Arma sono giunti all’agriturismo hanno trovato quindici daini morti: undici incornati dal maschio ’incriminato’, uno di infarto, pare, e tre uccisi a fucilate dal cacciatore che era intervenuto dopo la richiesta del titolare.
Tra la disperazione del figlio del titolare, il primo ad allertare i carabinieri, insieme a un dottore veterinario. Figlio che, per sua stessa ammissione, aveva in passato chiaramente fatto presente al padre che quello spazio era diventato troppo ristretto per il numero di daini. Consigliandogli di prendere provvedimenti. Consiglio rimasto inascoltato, purtroppo.
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