Calabria, due sindaci nella bufera: a processo quello di Cosenza, divieto di dimora per quello di Crotone

Calabria, due sindaci nella bufera: a processo quello di Cosenza, divieto di dimora per quello di Crotone
By: CS.Cronaca Pubblicato il: novembre 08, 2019 Vista: 4

Calabria, due sindaci nella bufera: a processo quello di Cosenza, divieto di dimora per quello di Crotone

COSENZA Guai giudiziari per i sindaci di Cosenza e Crotone. Il primo cittadino della città dei Bruzi Mario Occhiuto, proposto da Forza Italia come candidato a presidente della Regione Calabria, è stato rinviato a giudizio dal gup di Cosenza che gli contesta la bancarotta fraudolenta. Ugo Pugliese, invece, sindaco di Crotone è stato sospeso dalla carica dopo il provvedimento di divieto di dimora in città, disposto dal gip del Tribunale di Crotone nell’ambito dell’inchiesta sull’affidamento in gestione a società private della piscina olimpionica comunale. La tegola giudiziaria che ha colpito Mario Occhiuto probabilmente gli impedirà di continuare la corsa per le elezioni regionali previste per il 26 gennaio prossimo. «Era previsto, ma sono certo che il processo chiarirà la mia totale estraneità ai fatti contestati», ha detto il sindaco di Cosenza. Il dibattimento è stato fissato per il prossimo 2 aprile.

Cosenza

L’inchiesta che ha coinvolto Mario Occhiuto coordinata dalla procura di Cosenza, guidata da Mario Spagnuolo e condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Cosenza, riguarda il fallimento della società «Ofin» di cui Occhiuto è stato amministratore fino al 2011. La «Ofin» è stata dichiarata fallita nel 2014, ma per la procura l’insolvenza della società fallita sarebbe riconducibile a una crescente crisi di liquidità dissolta dai soci e società partecipate che non avrebbero restituito i finanziamenti ottenuti. Il sindaco di Cosenza, secondo il pubblico ministero MariaLuigia D’Andrea, si sarebbe appropriato di 3 milioni di euro.

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Crotone

Al primo cittadino di Crotone, Ugo Pugliese, il procuratore di Crotone Giuseppe Capoccia ha contestato, invece, l’abuso d’ufficio in concorso con alcuni assessori e dirigenti del Comune. In sostanza il sindaco alla scadenza della convenzione con il consorzio Daippo, avvenuta nel settembre del 2013, non avrebbe adottato «alcun provvedimento di cessazione e risoluzione dei rapporti giuridici» relativi alla piscina comunale, prorogandone tacitamente la gestione. Inoltre, il primo cittadino non avrebbe «esercitato i poteri di ispezione e controllo contabile» sulla struttura per recuperare le spese relative alle utenze dell’impianto, gas, luce, acqua, che la legge pone a carico del concessionario. Al contrario l’Amministrazione pitagorica, avrebbe provveduto a liquidare le fatture relative ai consumi.

8 novembre 2019 (modifica il 8 novembre 2019 | 15:58)

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