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Palestre e Covid: nel 2020 in fumo due miliardi e 200 mila posti di lavoro

Palestre e Covid: nel 2020 in fumo due miliardi e 200 mila posti di lavoro
Da: Pubblicato In: Aprile 08, 2021 Visualizzato: 17

Palestre e Covid: nel 2020 in fumo due miliardi e 200 mila posti di lavoro

Un’altra enorme perdita finanziaria quest’anno a causa del Covid è stata quella delle palestre e centri sportivi. In fumo sono andati ben 2 miliardi di euro e sono rimaste senza lavoro 200 mila persone in netto contrasto con il 2019, anno in cui il settore fitness in Europa era in costante crescita con circa 65 milioni di iscritti ai club e con ricavi totali pari a circa 28 miliardi di euro. Lo rileva l’indagine IFO International Fitness Observatory ‘Exercise is a medicine’ realizzata in collaborazione con la società Egeria coinvolgendo oltre 6.600 club in tutta Italia e coordinata da Paolo Menconi, presidente dell’Osservatorio. Una survey presentata nel corso della Giornata mondiale della Salute in diretta web con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, medici, imprese e professionisti delle Scienze motorie. Tra gli obiettivi anche quello di proporre una nuova alleanza tra medicina, esercizio fisico e istituzioni economiche e sensibilizzare gli italiani verso l’attività fisica come “farmaco naturale” e forma preventiva di benessere psicofisico. Il 40% delle palestre dichiara di non sapere se riuscirà a resistereSono necessari, secondo IFO, interventi strutturali urgenti e concreti: il settore è caratterizzato da una maggioranza di club singoli, di piccole dimensioni, in attività da tempo (oltre dieci anni) e in cui prevale il modello “one man company”. Il 40% dichiara di non sapere se ce la farà a resistere e quanto, e il 20%-25% dei club ritiene che non avrà più le risorse per sopravvivere alla crisi. L’industria del fitness e dello sport rappresenta per l’indotto una realtà di rilievo nell’economia nazionale. L’Italia, con l’8% del mercato europeo, dopo Germania (20%), Inghilterra (19%) e Francia (9%), era al quarto posto in Europa con oltre 5,5 milioni di persone iscritte in palestra e con un mercato annuale di oltre 2,4 miliardi di euro. Un mercato che aveva ampi spazi di crescita e che è entrato nel suo momento storico più drammatico. “Per quanto il fitness sia un mondo “ludico”, di svago, che eroga servizi in modo apparentemente spensierato, di fatto ha un ruolo chiave: diffonde benessere psicofisico con un’offerta molto variegata e per tutte le tasche, quindi andrebbe considerato diversamente, quasi più vicino al mondo della salute che a quello dello sport, perchè fare movimento fa star meglio, è medicina preventiva, e dovrebbe godere di un’attenzione differente. Fare fitness non è solo un passatempo: c’erano oltre 5milioni di persone che andavano in palestra per stare bene anche dal punto di vista psicologico, scacciando ansie e solitudine, per farsi del bene. I risultati di questa ricerca indicano che l’industria del fitness è in un momento difficilissimo e senza precedenti. Il settore va protetto con interventi strutturali seri e concreti, sia per chi vi lavora sia per i clienti, per potersi rimettere in piedi e continuare a guardare serenamente al futuro.” spiega il presidente Paolo Menconi. Il 62% delle palestre sono club indipendentiDai risultati dell’indagine emerge innanzitutto che il panorama delle palestre in Italia è composto per la maggioranza (62%) da piccoli club indipendenti, solo il 18% appartiene a catene e quasi il 3% in franchising. Il restante 20% è formato da piccoli studi di yoga, pilates, ecc. Quasi la metà dei centri sportivi, pari al 39%, ha una superficie sotto i 500 mq; il 27% ha una dimensione fra i 500 e i 1.000 metri quadrati, mentre sono in minoranza i club fra i 1.000 e i 2.000 metri quadrati (16%) e quelli oltre i 2.000 metri quadrati (18%). Un settore consolidato nel tempo: il 62% dichiara di aver aperto il club più di 10 anni fa, il 23% tra 5 e 10 anni fa. Tra 2 e 5 anni il 12,4 e i più giovani (tra 1 e 2 anni) solo il 3,4%. Rispetto alla componente economica, prendendo come riferimento il 2019, oltre il 50% dei club ha stimato un mancato incasso di oltre il 70%, considerando che le chiusure hanno seguito periodi differenti nelle varie regioni d’Italia. Inoltre, il 21% dichiara che sta accumulando debiti relativi ai pagamenti delle utenze e il 75%, nonostante la chiusura sta pagando gli affitti/locazioni degli spazi per le strutture. Quasi l’87% delle palestre ritiene che le misure adottate finora non siano sufficienti a sostenere il settore, suggerendo tra i provvedimenti principali forme di finanziamento a fondo perduto (78%), la sospensione di incombenze fiscali e bollette (66%), e l’emanazione di provvedimenti urgenti per il settore (il 58%). Il 20% dichiara di non aver ricevuto ristori/contributi dallo Stato. Solo il 6,5% dei club potrebbe resistere a 5 mesi di chiusuraSe la situazione è difficile per tutti, la capacità economica di poter resistere è differente: il 14,7% dichiara di avere autonomia per 1 mese. In 2 mesi il 31% ritiene di non avere le forze economiche per superare la crisi. Il 48% dei Club potrebbe non farcela in 3 mesi. Al quarto mese di stop, il rischio è quello che oltre l’54% dei Club non sopravviva. Solo il 6,5% dei club potrebbe avere le risorse economiche per resistere a cinque mesi di chiusura, ma soprattutto regna l’incertezza: quasi il 40% dichiara di non sapere quanto può resistere ancora. Valotta, palestre Virgin Active: “Spese superiori per curare gli effetti derivanti dalla mancanza di movimento” “Mi auguro che si torni al più presto a parlare di prevenzione e corretti stili di vita perché l’Italia ne ha bisogno. In questi mesi abbiamo chiesto che il settore venga preso in considerazione perché è proprio la fase di ascolto che è mancata fin dall’inizio. Il piano vaccinale ora entrerà nel vivo ed è importante che veniamo ascoltati per poter programmare una ripartenza del settore con un protocollo che tenga conto dell’evoluzione vaccinale. Per noi di Virgin Active il detto ‘prima la salute’ è un principio vero ed un valore. I centri fitness non solo sono importanti per quanto riguarda il movimento e l’aspetto ludico e ricreativo ma sono importantissimi per la salute. Gli stili di vita negli ultimi 18 mesi sono cambiati, con lo smartworking e i nostri centri chiusi c’è l’impossibilità, o quasi, di fare sport. Le conseguenze che si ripercuotono su fisico e mente sono devastanti per la nostra società e nei prossimi anni questi problemi si riverseranno sui costi sociali, e lo Stato dovrà spendere ancora di più in spese sanitarie” spiega Luca Valotta, amministratore delegato del circuito di palestre Virgin Active. Let's block ads! (Why?)

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