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Inter, da Villa Bellini al derby di ritorno: i momenti chiave della rincorsa scudetto

Inter, da Villa Bellini al derby di ritorno: i momenti chiave della rincorsa scudetto
Da: Serie A Pubblicato In: Aprile 08, 2021 Visualizzato: 173

Inter, da Villa Bellini al derby di ritorno: i momenti chiave della rincorsa scudetto

Come tutti i lunghi percorsi, anche la scalata verso lo scudetto dell'Inter è fatta di tappe. Alcune invisibili: l'ora in più di allenamento, il rientro anticipato di un infortunato, la gestione dello stress fisico da parte dello staff tecnico. Altre, macroscopiche ed evidenti come gli arrivi in salita nei grandi giri del ciclismo. Ecco, con inevitabile approssimazione, quattro possibili momenti chiave per raccontare la corsa dei nerazzurri verso il cielo.

Il vertice di Villa Bellini

È il 25 agosto 2020. In una villa vicino a Varese, individuata dall'ad Beppe Marotta, la dirigenza nerazzurra convoca il tecnico Antonio Conte, che da tre settimane abbondanti tira bordate alla guida del club, compresa l'elegante: "Io e i giocatori abbiamo preso palate di cacca", scandito dopo la vittoria all'ultima di campionato a Bergamo, con conseguente garanzia di secondo posto. Leggenda narra (anzi: lo ha raccontato il sindaco del paese) che proprio nella villa di Somma Lombarda si siano discussi passaggi chiave della trattativa Ronaldo-Juve, quando ancora Marotta era dirigente bianconero. L'influsso del luogo si fa sentire anche questa volta: il presidente Steven Zhang mette tutti d'accordo, l'ipotesi di divorzio è scongiurata, si va avanti insieme. Molti mesi dopo si saprà che già in quell'agosto, lontano ormai otto mesi, Mr. Suning Junior aveva messo in guardia allenatore e dirigenti sulle difficoltà a far arrivare denaro dalla Cina.

Col Sassuolo la 'nuova' Inter

Il campionato nerazzurro era cominciato sotto una nuova stella, brillantissima ma effimera come una cometa. Non più organizzazione e ripartenze, ricetta che aveva portato l'Inter in finale di Europa League, ma calcio d'arrembaggio. Conte in conferenza stampa aveva addirittura parlato del "bello" come obiettivo da perseguire. Vuoi per l'inganno cromatico, vuoi per somiglianza tattica, sembrava di veder giocare l'Atalanta di Gasperini. Tantissimi gol fatti, ma tanti subiti. Partite simbolo di questo corso sono state la gara d'esordio, 4-3 con la Fiorentina, e il pericoloso 4-2 col Torino il 22 novembre. Appena tre giorni dopo, complice un rosso evitabile a Vidal, l'Inter ha perso per 0-2 in casa col Real. Conte ha capito che l'impostazione corsara non faceva per lui, né per la sua squadra, e al Mapei Stadium di Reggio Emilia ha presentato una versione prudente e più credibile del suo 3-5-2: baricentro arretrato di 20 metri, mezzali a protezione del regista, pressing sì, ma quando serve. La tomba di ogni velleità zemaniana. La culla dell'implacabile Inter della seconda parte del campionato.

L'uscita dalle coppe

Per aspera ad astra. Lo scrivono sul diario gli adolescenti. Se lo tatuano i carcerati in Sudamerica. Il motto, fra i più logori e abusati, funziona per descrivere il percorso nerazzurro. Le avversità si sono presentate tutte insieme nel gelo, meteorologico e sportivo, del 9 dicembre scorso. A San Siro la squadra di Conte non ha preso gol (la svolta di Reggio Emilia dava i suoi frutti) ma nemmeno è stata capace di bucare la linea di sei difensori dello Shakhtar. Risultato: secondo 0-0 contro gli ucraini, dopo quello di Kiev, ed eliminazione storica. Mai l'Inter era arrivata ultima nel girone di una coppa europea. Fuori in una sera sola da Champions ed Europa League. I giocatori, scossi dal ceffone, parlarono di "duro colpo", "grande dispiacere". Fra i tifosi in molti chiesero che Conte di facesse da parte, uniti dall'hashtag #ConteOut. I più avveduti facevano però notare che essere fuori dalle coppe poteva non essere solo una sciagura. Niente coppe (a febbraio sarebbe svanita anche la Coppa Italia) significa concentrarsi sul campionato, di cui l'ex ct è specialista. E partendo dall'avversità si sarebbero potute raggiungere le stelle. A volte, le citazioni da diario di terza media ci azzeccano.

Il derby di ritorno

Il girone di andata è stato segnato dalla rincorsa dei nerazzurri ai rossoneri. Come succedeva tanti anni fa, quando Milano contendeva a Torino il ruolo di palco principale del calcio italiano. Il sorpasso, a lungo rimandato, è avvenuto il 14 febbraio con la vittoria dell'Inter in casa con la Lazio. Ma la partita che ha incoronato l'Inter come prima squadra del campionato è stata la successiva: 21 febbraio, stadio Meazza, derby della Madonnina numero 228. All'andata s'era imposto il Milan, in stato di grazia. Al ritorno, altra storia: doppietta di Lautaro, gol di Lukaku. Un 3-0 tondo, senza appello. Cruciale nell'organizzazione della squadra nerazzurra è stato Eriksen, titolare già da un paio di settimane. Un inserimento tardivo, dopo un anno di parcheggio in panchina, ma provvidenziale: con il danese in campo, in posizione di mezzala ma con compiti di palleggio, Antonio Conte è riuscito ad allentare la pressione su Brozovic, che gli avversari avevano imparato a ingabbiare. Così il fortissimo Christian, comprato nel mercato di gennaio del 2020, è di fatto entrato all'Inter nel 2021. La vittoria nel derby della svolta non è tutta sua, certo, ma è anche sua. E il cognome del danese, insieme a quello di Perisic, è entrato nella formazione base che i piccoli tifosi interisti già scandiscono a memoria. 

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