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Inter, il pragmatismo di Conte e l'estetica sacrificata: anche così si vince lo scudetto

Inter, il pragmatismo di Conte e l'estetica sacrificata: anche così si vince lo scudetto
Da: Serie A Pubblicato In: Aprile 08, 2021 Visualizzato: 93

Inter, il pragmatismo di Conte e l'estetica sacrificata: anche così si vince lo scudetto

MILANO - Fino a qualche mese fa, quando gli si dava del contropiedista, Antonio Conte rispondeva piccato. A inizio campionato arrivò persino a dire che "la ricerca del bello" era uno degli obiettivi del suo calcio. Acqua passata. L'Inter di oggi è pratica e vorace. Ora che lo scudetto si avvicina a suon di vittorie - nessuno nell'era dei 3 punti ne aveva messe in fila 10 di fila nel girone di ritorno - l'ex è tornato se stesso. Il ragazzo cresciuto secondo l'arcinoto motto di Boniperti secondo cui la vittoria è l'unica cosa che conta. Battuto per 2-1 il Sassuolo con appena il 33 per cento del possesso palla, si è lasciato andare: "Se arriva l'estetica, bene. Ma l'importante è che arrivi lo scudetto, che è troppo importante e manca da tanto. Se spodesteremo la Juve avremo fatto una grande cosa. L'estetica? Poi andremo tutti al centro estetico e ci faremo un lifting".

Filosofie a confronto

Il discorso di Conte è un manifesto programmatico, come lo è quello di De Zerbi. Filosofie opposte, ma simili nella purezza d'applicazione. "L'Inter si chiude col 5-3-2, abbiamo anche tirato tanto. Non è vergogna prendere gol in contropiede se stai facendo la partita", ha detto a gara conclusa l'allenatore del Sassuolo. La sua squadra ha tenuto il pallone per il 67 percento del tempo. Un'enormità. E ha realizzato 802 passaggi, con un'accuratezza del 95 percento, contro i 313 dell'Inter. L'unico dato in cui l'Inter prevale è però l'unico che conta: i gol, che diventano punti, che fanno la classifica. Fra andata e ritorno, contro il Sassuolo, l'Inter ha incassato una rete segnandone cinque. Sei punti a zero. Una sentenza.

La qualità tecnica

Al di là delle filosofie ci sono gli uomini. Quel che De Zerbi non può dire, e che Conte comunque non dice, è che se l'Inter ha battuto il Sassuolo è perché ha giocatori molto più forti. È evidente dal confronto delle due rose (149 milioni di ingaggi netti contro 35, oltre 4 volte tanto) ma lo è anche limitando il paragone alle compagini scese in campo a San Siro. Quella dell'Inter impoverita dalle squalifiche di Brozovic e Bastoni, e quella del Sassuolo, depauperata dalla scelta rigorosa di non schierare i giocatori di ritorno dal ritiro della Nazionale divenuto focolaio.  L'Inter ha vinto perché ha Lukaku e Lautaro. Perché ha Nicolò Barella. Perché ha Milan Skriniar, giocatore di classe mondiale, come i compagni. Il gol del Sassuolo è arrivato con lo slovacco fuori dal campo, intontito da una pallonata.

La sintesi di Guardiola

Il maestro di tutti i De Zerbi d'Europa, allenatori convinti che la via per la vittoria sia l'imposizione del proprio gioco, è Pep Guardiola. Uno che ha vinto così tanto (da allenatore, fra l'altro, due Champions e 8 campionati fra Spagna, Germania e Inghilterra) da potersi permettere di ammettere candidamente quale sia il segreto del suo City: "Abbiamo un sacco di soldi per comprare un sacco di giocatori incredibili, è la verità. Senza giocatori di qualità non sarebbe stato possibile". È evidente che oltre a giocatori incredibili, gli sceicchi hanno potuto permettersi anche un allenatore di pari livello: lui. Ma questo per umiltà Guardiola non lo dice. 

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