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Chi sbaglia non paga: le regole del gioco abbattute a colpi di sentenze

Chi sbaglia non paga: le regole del gioco abbattute a colpi di sentenze
Da: Serie A Pubblicato In: Marzo 30, 2021 Visualizzato: 86

Chi sbaglia non paga: le regole del gioco abbattute a colpi di sentenze

Le regole del gioco non esistono più e ieri una sentenza di un tribunale della Federcalcio l'ha messo nero su bianco. Dal 7 gennaio, quando il Collegio di garanzia del Coni ha deciso che Juve-Napoli si dovesse giocare, è partito il domino. Che tessera dopo tessera, sentenza dopo sentenza, sta facendo franare il protocollo per la ripresa del campionato al tempo del coronavirus. Anzi, del protocollo - quello validato dal Cts - e ancor di più delle linee guida che dovevano fissare i termini per giocare anche di fronte a possibili focolai.  

La 'cassazione' Juve-Napoli

La Corte sportiva d'Appello, il secondo grado federale a cui si ricorre contro le sentenze del Giudice sportivo, ieri ha detto espressamente che il Torino aveva il fine di non giocare all'Olimpico contro la Lazio. Ha usato parole durissime, denunciando "comportamenti che sembrano orientati all'unico fine di ottenere il rinvio della gara". E alla Asl ha obiettato di aver formulato un provvedimento che "desta più di qualche perplessità" e di averlo fatto "su richiesta" del Torino. Ciò nonostante, non ha condannato alla sconfitta il club di Cairo. Anzi ha rigettato il ricorso della Lazio (che voleva lo 0-3 a tavolino a proprio favore), imponendo di giocare la partita. E spiegando di non poter fare altrimenti, visto che la giustizia federale è subordinata al Coni, che il 7 gennaio ha disposto su Juve-Napoli. Il timbro sull'idea che quel precedente ha aperto una crepa non sanabile nelle linee guida utili a garantire la regolarità del campionato.

E il campionato rischia di restare zoppo...

Poniamo adesso che a 4 giornate dalla fine un club si trovi nelle stesse condizioni del Torino e che una Asl disponga, come in questo caso, l'impossibilità del gruppo squadra a spostarsi per 7 giorni. Con il turno del weekend e quello successivo infrasettimanale, la squadra salterebbe certamente due partite. Il problema è che da lì alla fine del campionato resterebbe una sola data utile per recuperarle, considerato che dal 24 maggio, giorno successivo alla fine della Serie A, i giocatori devono essere a disposizione delle nazionali. Insomma, il campionato corre il serissimo rischio di restare zoppo, non concluso.

Pronunciamenti che si sposano con quello della Disciplinare della Federcalcio, che venerdì ha stabilito come la Lazio per aver schierato Immobile, sottoposto a isolamento, proprio nel match di andata contro il Torino, potesse cavarsela con una multa. Sentenza figlia della tenue richiesta del Procuratore federale Giuseppe Chinè, ossia l'uomo che incarna l'accusa. Altro colpo al protocollo. Che in una settimana è stato praticamente sconfessato, tra i giudizi su Torino-Lazio e quelli su Lazio-Torino. Lotito e Cairo un anno fa erano i capifila della guerra sulla ripresa del campionato. Favorevolissimo il laziale, che credeva nello scudetto. Contrarissimo il granata, che temeva la retrocessione. In piena pandemia il destino del calcio italiano è così rimasto intrappolato in una sfida tra privati, determinata da interessi particolari e non da quelli generali. Una guerra che s'è trascinata fino sui banchi della giustizia sportiva. Senza porsi il problema di quale fosse il prezzo da pagare.

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