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Così è possibile “parlare” con chi dorme

Così è possibile “parlare” con chi dorme
Da: LRSC Pubblicato In: Febbraio 22, 2021 Visualizzato: 345

Così è possibile “parlare” con chi dorme

Li conosciamo per lo più tramite il ricordo che lasciano, quando lo lasciano, e se siamo in grado di richiamarlo alla mente. Sappiamo qualcosa anche di quel che accade a livello neurologico, ma per certi versi i sogni sono ancora qualcosa di misterioso. E per conoscerli uno dei metodi potrebbe essere quello di interagire con qualcuno che sta sognando, mentre sta dormendo. Perché è possibile farlo, racconta oggi uno studio pubblicato sulle pagine di Current Biology, in maniera attiva, tanto che chi sogna può persino rispondere a operazioni di matematica che gli vengono chieste da qualcuno sveglio. Stabilendo un vero e proprio dialogo. Al punto che i ricercatori chiamano questa possibilità di comunicazine in real time con ci dorme una sorta di “sogno interattivo”.

“A lungo si è creduto che le persone addormentate fossero ignare del mondo che li circonda, che i loro sensi fossero effettivamente addormentati, permettendo l'ingresso solo agli stimoli più forti, rendendo la comprensione e il dialogo impossibili – si legge nel paper – ma questa visione deve essere aggiornata”. Le argomentazioni che avanzano gli scienziati a sostegno della loro tesi sono i risultati dei loro stessi esperimenti di interrogazione dei sognatori, compiuti su 36 persone, in set allestiti in quattro diversi paesi (Usa, Francia, Germania e Olanda). Uno dei partecipanti era narcolettico, alcuni erano sognatori lucidi (ovvero consapevoli di star sognando), altri avevano avuto poche esperienze di sogni lucidi, ma erano stati allenati a farli, spiegano i ricercatori.

Per parlare con i partecipanti durante il sonno e i sogni, gli scienziati, guidati da Ken Paller della Northwestern University, hanno utilizzato dei segnali di diversa natura, verbali, tattili o luminosi. A loro volta i partecipanti potevano rispondere alle richieste dei ricercatori utilizzando dei codici: il movimento degli occhi o dei muscoli facciali. La risposta era in qualche modo codificata nel senso che un determinato movimento degli occhi corrispondeva per esempio a segnali del codice Morse secondo una corrispondenza precedentemente concordata tra sognatori e sperimentatori. I segnali Morse riferiti a loro volta potevano corrispondere alle risposte ad alcune domande (come quesiti matematici). Domande che i partecipanti non conoscevano in anticipo.

Quello che i ricercatori hanno osservato nei loro esperimenti è che effettivamente è possibile aprire un dialogo, parlare con chi dorme e sogna, e ricevere delle risposte (che stessero realmente dormendo i partecipanti è stato confermato anche da analisi dei dati di polisonnografia compiute da esperti imparziali, precisano gli autori). “Evidenze di comunicazioni bidirezionali sono state osservate in tutte e tre le categorie di partecipanti – raccontano gli autori – e sia durante il sonno notturno che durante i sonnellini diurni”. Non sempre, sia chiaro: nel paper gli autori spiegano che non è sempre facile stabilire un'interazione, e come a volte non si siano avute risposte, altre sono state sbagliate, ma altre ancora invece erano in modo inequivocabile corrette, al punto che, scrivono infine: “l'insieme dei nostri risultati è una prova del fatto che è possibile realizzare una comunicazione bidirezionale durante il sonno, e questo apre la strada a un nuovo approccio per lo studio scientifico del sonno”.

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