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Amadeus: «Sanremo ad aprile o maggio? No. O tutti uniti per marzo o nel 2022»

Amadeus: «Sanremo ad aprile o maggio? No. O tutti uniti per marzo o nel 2022»
Da: Pubblicato In: Gennaio 23, 2021 Visualizzato: 1245

Amadeus: «Sanremo ad aprile o maggio? No. O tutti uniti per marzo o nel 2022»

«Sono giornate complicate, ma abbiamo anche una bella notizia: oltre a Elodie, come co-conduttrice per una sera abbiamo chiuso con Matilda De Angelis che sta avendo un grande successo con The Undoing, la serie con Nicole Kidman e Hugh Grant. Mi piace perché è una giovane attrice, spigliata, con una caratura già internazionale: sarà l’occasione per farla conoscere ancora di più». A poche settimane dal Festival più complicato in 70 anni di Sanremo, Amadeus affronta tutti i temi più spinosi sul tavolo in questi giorni. Lei pensa anche allo show ma non mancano le polemiche...«Sanremo è abituato alle polemiche, cambia l’argomento ma le discussioni sono sempre tante». Appunto. Molti si chiedono: se si apre l’Ariston per Sanremo, perché i teatri devono rimanere chiusi? «Intanto chiarisco: da parte mia c’è grande sostegno a tutto il mondo dello spettacolo dove c’è gente disoccupata che non lavora da quasi un anno. Penso che con le dovute accortezze, i distanziamenti e i numeri ridotti, teatri e cinema dovrebbero riaprire. Nel caso di Sanremo però parliamo di uno studio televisivo, come succede per tanti altri programmi». Sanremo 2021, i 26 big in gara Francesco Renga Per questo l’idea è quella di avere un pubblico di figuranti? «Sì, pensiamo a figure contrattualizzate che sono parte integrante dello spettacolo nel rispetto del Dpcm. Con le giuste distanze possiamo arrivare a 380 persone in platea, mentre la galleria sarà ovviamente chiusa. Dobbiamo offrire al pubblico a casa e agli artisti che sono sul palco la possibilità di avere uno spettacolo vero. Chi dice che il pubblico non serve fa un altro mestiere. Io non mi metto a sindacare di protocolli sanitari e mi affido al giudizio di tecnici ed esperti. Su come si fa uno spettacolo invece penso di avere l’esperienza per sapere come si realizza uno show così importante». Riesce a garantire un Sanremo in piena sicurezza?«Io sono sempre stato chiaro o Sanremo si fa in sicurezza — perché la salute viene al primo posto — oppure non si fa. Abbiamo l’esempio di Sanremo Giovani: è stato fatto in un teatro piccolo, con tanti cantanti e tecnici che si sono avvicendati sul palco. È andato tutto bene: non abbiamo avuto mezzo problema. Se il protocollo sanitario è preciso le cose si possono fare. Con Sanremo Giovani la Rai lo ha dimostrato». Non ha preso in considerazione l’idea di spostare Sanremo in avanti?«Se lo posticipi a maggio non è Sanremo, ma il Festivalbar. E poi chi ci dice che a maggio avremo lasciato le mascherine e potremo abbracciarci tranquillamente? Se così fosse firmerei subito, ma a maggio probabilmente saremo più o meno nella stessa situazione. Quindi spostarlo per trovarsi con gli stessi problemi non avrebbe senso. Chiarisco una cosa: non vorrei che sembrasse che mi sono intestardito a fare Sanremo a tutti i costi. Lo devo volere la Rai, la discografia e la città di Sanremo. Lo dobbiamo volere tutti: o siamo compatti e lavoriamo per farlo al meglio oppure ci rivediamo nel 2022». La Rai è compatta?«La Rai è compatta, ma il fronte deve essere unito anche nei confronti di tutte le polemiche, se no sembra il classico armiamoci e parti». La Fimi (la federazione che riunisce le quattro multinazionali del disco: Universal, Sony, Warner e Bmg) però è scettica, chiede un Festival blindato, solo televisivo...«Mi sento quotidianamente con le major e gli indipendenti, con tante persone che mi chiedono di fare un grande Festival perché la musica è in fin di vita. Il Festival blindato non serve a niente, non è uno spettacolo televisivo, passerebbe alla storia per il Sanremo del Covid, per il Sanremo della desolazione. Intorno al Festival da 70anni a oggi è sempre stato costruito uno spettacolo. Se in una partita di calcio mi togli il pubblico, mi levi le porte, riduci a 8 i giocatori e il pallone sì ma sgonfio, forse è meglio rimandare la partita». Sanremo città però sarà inevitabilmente «chiusa». No?«Certo non ci potranno essere eventi esterni, in piazza Colombo c’era uno sponsor importante, troveremo un piano b perché credo sia giusto non rinunciare a un contributo economico rilevante. Io ragiono in termini televisivi e commerciali: gli ascolti e gli incassi sono importanti, non sono pagato per la gloria» La sala stampa sarà ridotta a meno di 100 persone?«Una rappresentanza di giornali, web e radio è fondamentale, in sicurezza, con protocollo e tamponi. Tra l’altro la stampa nella serata di venerdì vota, quindi i giornalisti ci devono essere». L’idea della nave è tramontata?«Penso sia un’idea bellissima, non la affonderei del tutto. Si può pensare di utilizzarla in altro modo, ci stiamo lavorando». Fiorello tace sui social, è tranquillo?«Ci sentiamo tutti i giorni, sta preparando cose molto belle, il pubblico sarà felice di trascorrere cinque serate in serenità: la gente ha bisogno di intrattenimento in un periodo psicologico molto difficile». Lei non ha mai nascosto di essere ipocondriaco. Non è preoccupato?«Se le cose si fanno bene e in sicurezza, con protocolli precisi, non bisogna preoccuparsi. È facile dire si chiude, non si fa, opporre sempre dei «no»: è una scorciatoia semplice e banale». 23 gennaio 2021 (modifica il 23 gennaio 2021 | 16:53) © RIPRODUZIONE RISERVATA Let's block ads! (Why?)

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