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Scuola, iscrizioni alle superiori entro il 25 gennaio

Scuola, iscrizioni alle superiori entro il 25 gennaio
Da: Cronaca Pubblicato In: Gennaio 21, 2021 Visualizzato: 129

Scuola, iscrizioni alle superiori entro il 25 gennaio

C'è tempo fino alle 20 di lunedì 25 gennaio per la scelta delle superiori. Le iscrizioni, che riguardano tutti gli ordini di scuola, hanno già raccolto più di un milione di domande. Decisivi sono gli ultimi giorni, e la scelta che più mette in crisi le famiglie e i ragazzi è proprio quella del passaggio dalle medie al liceo, istituto tecnico e professionale. Si scatena il tam tam nelle chat e via social: qual è la scuola migliore? Perché tutti vogliono il massimo, ma il tema è definire cosa è il meglio per il proprio figlio. Dunque, come orientarsi? Un consiglio su tutti: "Non è una scelta deterministica, che decide una volta per tutte il destino dei vostri figli quattordicenni". Parte da qui Elisabetta Nigris, docente di Progettazione didattica e valutazione alla Bicocca di Milano e Coordinatrice nazionale dei corsi di laurea in Scienze della formazione primaria. 

Professoressa, perché ritiene importante prima di tutto far capire che non è la scelta della vita?

"Le famiglie sono giustamente preoccupate di questa scelta, ma spesso, e sempre più, la caricano di un'ansia eccessiva, addirittura maggiore di quella che hanno i ragazzi. Questo non fa molto bene agli studenti".

Quale sarebbe l'atteggiamento più giusto?

"Rassicurare i ragazzi sul fatto che non è una scelta definitiva: si può cambiare se ci si rende conto che è la scuola sbagliata e si possono ancora fare altre scelte se questa consapevolezza arriva anche dopo i cinque anni. A 14 anni gli studenti si stanno ancora formando e la loro personalità è in via di definizione".

Eppure la tendenza è quella di determinare il successo dei figli nella vita già da piccoli.

"Dalla scelta del nido, direi. Ed è un atteggiamento ingiustificato perché spesso carico di aspettative che sono dei genitori e non dei ragazzi, aspettative di successo o rispetto a strade che loro hanno fatto o che avrebbero voluto fare. Due osservazioni porterei a conferma che non si decide una vita così presto".

Quali?

"Il mercato del lavoro da qui a 5-10 anni sarà così cambiato che fare previsioni è molto difficile. E poi c'è una ragione di tipo psicopedagogico: i ragazzi sono in un periodo di estrema trasformazione. L'esperienza che tutti abbiamo avuto è che ci sono ragazzini che sembrano disorientati negli anni della scuola, ma che poi trovano la loro strada, con passioni e interessi molto specifici, e ragazzini molto diligenti a scuola che poi, a un certo punto, si perdono e vanno in crisi, o perdono interessi e determinazione. A 14 anni i ragazzi cercano di capire chi sono, che rapporto hanno con il mondo e con gli altri. Non posso immaginare o avere la certezza di chi vorranno diventare".

Detto questo, cosa guardare nella scelta della scuola superiore?

"Io sceglierei una scuola che guarda con benevolenza ai ragazzi".

Cosa significa, come riconoscerla?

"Si tratta di una scuola che non punta su obiettivi di tipo prestazionale, ma che è interessata a conoscere i ragazzi, che accompagna la loro crescita; una scuola che organizza anche attività extracurriculari dove si dà spazio alla parte creativa e relazionale. Sarei dubbiosa rispetto a proposte curriculari il cui unico obiettivo è la prestazione e la competizione. Le scuole competitive provocano danni ai ragazzi dal punto di vista psicofisico perché li mettono eccessivamente sotto pressione. Richieste estremamente prescrittive e prestazionali rischiano anche di non sviluppare quelle capacità cognitive flessibili necessarie invece in una società in continuo cambiamento. Guarderei, dunque, anche alle attività di laboratorio offerte o a quelle in collaborazione con il territorio. Un discorso che vale anche per i licei. Infine metterei in guardia dalle scuole che selezionano solo per il voto".

Eppure contano molto in questa scelta i giudizi orientativi delle medie.

"I profili che fanno gli insegnanti delle medie possono essere pericolosissimi e non per colpa dei docenti, ma di un sistema che richiederebbe una valutazione anche di tipo attitudinale per la quale i docenti non sono formati. Dunque il rischio è che il giudizio si traduca in un semplicistico: "vai bene, fai il liceo, vai male vai al professionale". Oppure: "non sei portato per la matematica vai al classico o, magari, al tecnico se le tue prestazioni non sono considerate all'altezza"".

È un anno difficile, segnato dalla pandemia. Gli Open Day sono stati a distanza, questo inciderà sulla scelta della scuola?

"Non penso che la visita delle scuole possa dirci più di tanto. Possiamo raccogliere alcuni dati da come una scuola si racconta, anche online: il modo in cui si presenta non ci dà la garanzia che i propositi verranno tutti rispettati, ma ci rivela quali sono le priorità di quella data scuola".

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Ma alla fine chi deve scegliere: il genitore o il ragazzo?

"Ci sono ragazzi che vanno un po' spronati, altri che hanno aspettative troppo alte su di sé: non c'è una ricetta. Quello che è importante è ascoltarli, l'ascolto viene prima ancora del dialogo attraverso cui si costruisce poi la scelta. Più sentono che c'è ascolto, più saranno portati a esprimere una preferenza per quello che sentono appartenere loro, autenticamente. L'istanza che porta un ragazzo non va sottovalutata, i genitori partano da qui".

Quanto contano le classifiche, come Eduscopio, sulle scuole che meglio preparano all'università e al mondo del lavoro?

"Le classifiche sono legate alle prestazioni dei ragazzi e hanno questo limite. Ce lo dicono i dati ufficiali: il successo scolastico dei figli è legato alla laurea dei genitori, nella maggior parte dei casi. Mi chiedo come si possa parlare della qualità di una scuola in base alle prestazione dei ragazzi se è determinata dall'utenza selezionata in entrata, ossia dalle loro capacità di partenza".

La sintesi è tenere insieme più aspetti nella scelta, è così?

"Direi che è la strada migliore è quella, banalmente, di tenere presente i diversi fattori in gioco: quello che dicono i ragazzi, i consigli degli insegnanti di cui ci fidiamo, come si presenta una scuola, ma anche considerazioni come la distanza da casa o il parere di adulti esterni alla scuola che possano conoscere i ragazzi da altri punti di vista. L'equilibrio si trova se non si è concentrati su un solo aspetto. E se non carichiamo la scelta di aspettative eccessive e del senso che sarà una scelta definitiva e inderogabile".

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