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Il dramma dell’Aids nella comunità gay in Gran Bretagna diventa una serie

Il dramma dell’Aids  nella comunità gay in Gran Bretagna diventa una serie
Da: Pubblicato In: Gennaio 21, 2021 Visualizzato: 585

Il dramma dell’Aids nella comunità gay in Gran Bretagna diventa una serie

Cinque diciottenni, i loro amori, le loro speranze, l’Aids. Sono gli ingredienti di It’s a Sin, al suo debutto venerdì sul piccolo schermo britannico, una fiction che ai telespettatori porta gli orrori dell’HIV ma anche della discriminazione, dei pregiudizi, della solitudine che negli anni 80 ha segnato la comunità omosessuale così come sia la morte dei malati, costretti al silenzio, alla vergogna alla lontananza da famiglie e amici. Lo sceneggiato – cinque puntate trasmesse in Gran Bretagna da Channel 4 e acquistate per il mercato Usa da HBO – è ambientato a Londra, una città, ricorda l’autore Russell T Davies, dove la devastazione dell’Aids «si vedeva per strada, dove giovani uomini magrissimi e chiaramente malati vagavano come fantasmi tristi, spesso soli ed abbandonati’». Per Davies la serie è un omaggio a un capitolo di storia che ha conosciuto e vissuto di persona così come a tanti amici e conoscenti che non ce l’hanno fatta. «La speranza è che serva ai giovani» Lo scrittore, noto per sceneggiati di successo come Queer as Folk e diversi episodi di Doctor Who, spera di «arrivare alla generazione di giovani che della pandemia dell’Aids non sanno nulla, di istruirli e far loro capire l’importanza di rimanere sani’». Allo stesso tempo, non è un documentario: i personaggi, sebbene ancorati alla realtà dei tempi, sono inventati. «E’ stata una scelta difficile», ha spiegato. ‘«Credo che serva un documentario su cosa è successo, sui medici che per primi si trovarono di fronte a casi di HIV e Aids, su come venne affrontata la crisi e le decisioni che vennero prese a Downing Street, sull’importanza di un momento come la visita di Diana ai malati nel 1987, ma si tratterebbe di un lavoro diverso. Spero di aver creato personaggi in cui il pubblico riuscirà ad immedesimarsi e che ricordino a tutti noi chi abbiamo perso negli anni 80 ». La fiction, che deve il titolo a una canzone dei Pet Shop Boys, punta così i riflettori sui protagonisti, sulla la gioia, la libertà, la passione dei loro 18anni, sull’energia, la creatività e gli accessi del loro ambiente così come sugli effetti strazianti dell’Aids sulla loro esistenza. Spiccano tra il cast le interpretazioni di Olly Alexander, già cantante del duo britannico Years and Years, nel ruolo di Richie e di Keeley Hawes nella parte della madre del ragazzo, ‘’una donna che – ha raccontato l’attrice - senza essere cattiva è frutto dei pregiudizi e dei limiti dei suoi tempi’’. 21 gennaio 2021 (modifica il 21 gennaio 2021 | 13:34) © RIPRODUZIONE RISERVATA Let's block ads! (Why?)

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