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I primi dati sull'efficacia dei vaccini arrivano da Israele: "La prima dose non protegge come previsto"

I primi dati sull'efficacia dei vaccini arrivano da Israele:
Da: Cronaca Pubblicato In: Gennaio 21, 2021 Visualizzato: 71

I primi dati sull'efficacia dei vaccini arrivano da Israele: "La prima dose non protegge come previsto"

I vaccini contro il Covid funzionano davvero? C'è un solo luogo al mondo dove poter cercare una prima rudimentale risposta oggi: Israele. Il Paese che ha vaccinato oltre un terzo della sua popolazione, record nel mondo, sta misurando gli anticorpi dei suoi cittadini. I primi dati sembravano davvero scoraggianti: a un mese dall'inizio della campagna (prima iniezione il 19 dicembre) e in lockdown da varie settimane, Israele vive un picco dei contagi. Ma i vaccini in questo non c'entrano: forse è colpa delle varianti inglese e sudamericana che vengono stimate già al 30-40%. Fra chi ha ricevuto le iniezioni, i casi positivi calano man mano che i giorni passano e l'immunità ha il tempo di attivarsi. Se la prima dose non sembra efficace quanto promesso, la seconda offre una protezione più vicina a quella anticipata dai produttori: il 95%.

È la stessa Pfizer, l'azienda che con BioNTech fabbrica il vaccino per ora più usato al mondo, a essere interessata al test israeliano. Tanto che, secondo l'agenzia Associated Press, la casa farmaceutica americana avrebbe garantito a Tel Aviv un flusso continuo di fiale, in questi tempi di ristrettezze, in cambio di dati settimanali sull'efficacia misurata sul campo. Israele, con la sua popolazione limitata (9,3 milioni di persone, esclusi ovviamente i territori occupati palestinesi), un sistema sanitario che copre tutti e un database digitale efficiente, è il paese ideale per questo tipo di studi. A fine marzo, secondo le promesse, tutta o quasi la popolazione dovrebbe essere già vaccinata. Oggi si è arrivati ai 40enni e si procede con il richiamo nei più anziani (mezzo milione le seconde dosi somministrate).

I primi dati riguardano 200mila vaccinati over 60 e sono stati raccolti da Clalit, la più grande fra le quattro organizzazioni che si occupano della salute degli israeliani. Nelle prime due settimane dall'iniezione, i vaccinati hanno continuato a infettarsi allo stesso ritmo degli altri, poi i loro numeri hanno finalmente iniziato a scendere, arrivando a un meno 33%. Secondo Pfizer, l'efficacia tre settimane dopo la prima dose è del 52%. Non si sa se i vaccinati abbiano anche avuto malattie più leggere. La prima impressione è però che una singola dose non sia una barriera troppo alta per l'epidemia, e questa informazione è stata recepita con interesse in Gran Bretagna, paese che pensava di privilegiare le nuove vaccinazioni posponendo se necessario i richiami. "Dobbiamo guardare con attenzione ai dati israeliani" ha detto il consigliere scientifico di Londra Patrick Vallance. Gli inglesi avevano fatto i loro conti con un'efficacia presunta dell'89% dieci giorni dopo la prima iniezione.

Nachman Ash, coordinatore israeliano della risposta al Covid, ha commentato due giorni fa alla radio dell'esercito che "la prima dose sembra meno efficace delle attese". Lo Sheba Medical Center lunedì scorso ha precisato in compenso che gli anticorpi, dopo la seconda dose, aumentano di 6-12 volte in pressoché tutti gli immunizzati. Per vedere i primi effetti di un vaccino contro il coronavirus nel mondo, in questo caso, bisognerebbe solo aspettare qualche settimana, prevedono gli epidemiologi.

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