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Juventus, la Supercoppa per ripartire. Ma Pirlo non sopravvaluti questa vittoria

Juventus, la Supercoppa per ripartire. Ma Pirlo non sopravvaluti questa vittoria
Da: Serie A Pubblicato In: Gennaio 21, 2021 Visualizzato: 142

Juventus, la Supercoppa per ripartire. Ma Pirlo non sopravvaluti questa vittoria

REGGIO EMILIA - Pirlo l'ha definita "la vittoria dell'orgoglio", ma la sensazione è che il successo in Supercoppa l'abbia preso prima di tutto come una rivincita personale: dopo cinque e mesi e mezzo in panchina i nervi cominciano già a tirare, anche se l'apparenza è sempre imperturbabile. "Dopo San Siro non meritavamo tutte quelle critiche", ha detto. Ma anche che "non siamo quelli visti contro l'Inter e volevamo dimostrarlo", e quindi in un certo senso è stata lui il primo a criticare la squadra che si è fatta triturare da Conte.


D'altronde, a Reggio Emilia Pirlo ha presentato una squadra diversa negli uomini e nell'atteggiamento, più cauta e più razionale. E le decisioni che ha preso sottolineano anche la bocciatura (temporanea, per carità) di certe scelte fatte a San Siro. Alcune, bisogna dire, erano obbligate: McKennie, per esempio, è un elemento irrinunciabile, però domenica scorsa non era in grado di giocare 90'. Ramsey, Rabiot e Morata sono stati esclusi per ragioni meramente tecniche, difatti in Supercoppa il gallese non è entrato e gli altri due lo hanno fatto per pochi minuti: a San Siro erano stati i più deludenti e Pirlo non ha esitato ad avvicendarli, dando probabilmente un segnale anche in prospettiva, perché se prima o poi dovrà trovare una formazione titolare e un assetto stabile, certi ballottaggi andranno risolti, al netto del turn over.

Oggi come oggi, McKennie e Arthur sono i due centrocampisti più utili, e anche quelli con le caratteristiche più specifiche: uno è un incursore e l'altro un palleggiatore. Rabiot e Bentancur sanno invece far di tutto ma nulla di particolarmente eclatante, mentre il problema del raffinato Ramsey è essenzialmente l'inadeguatezza atletica. Anche Morata, in attacco, sta perdendo qualche colpo: è in risalita Kulusevski, tenuto per molto tempo ai margini e adesso riproposto come attaccante puro, ma in assoluto lo spagnolo sembra aver smarrito la vena brillante delle prime settimane, per altro esibita più in coppa che in campionato, dove ha segnato appena quattro reti. Pirlo ha bisogno come il pane che guariscano De Ligt, Alex Sandro e Dybala, cioè un titolare sicuro e due possibili: già solo la riapparizione dell'ex contagiato Cuadrado, pimpante come se non avesse mai smesso di allenarsi, ha spostato degli equilibri. Oggi come oggi, la miglior Juventus è questa: Szczesny - Cuadrado, De Ligt, Bonucci, Alex Sandro - McKennie, Arthur, Bentancur, Chiesa - Ronaldo, Dybala (o Kulusevski, o Morata.

Pirlo ha capito gli errori commessi a San Siro. "Deve essere questa la mentalità che dobbiamo avere. Quando giochiamo con questa intensità, senza dare respiro agli avversari, possiamo avere la padronanza del gioco". La prima coppa dell'anno, e la prima coppa del Pirlo allenatore, possono quindi indirizzare la stagione della Juventus. "Era super importante vincere questa finale per guadagnare fiducia" ha subito detto Ronaldo, denunciando indirettamente una carenza generale di autostima che il trofeo alzato al cielo contribuirà ad elevare, consentendo all'allenatore di lavorare con maggior serenità dopo aver scollinato la parte più ardua del calendario.

Al tempo stesso, c'è il rischio che la Juve sopravvaluti la vittoria di Reggio come era già successo in passato, per esempio con i successi di Barcellona, Parma, nel derby, con il Milan: ogni volta sembrava la quadratura del cerchio, ogni volta a un passo avanti ne è poi seguito uno indietro e spesso Pirlo ha dato l'idea di sovrastimare le prestazioni dei suoi, focalizzandosi più sulle risposte positive mandate dalla squadra che sui difetti ancora evidenti. A Reggio Emilia non è stata una bella partita, ha vinto chi ha sbagliato meno e la Juve, gol a parte, ha avuto una sola vera occasione da rete: anche di questo un allenatore saggio dovrà tenere conto.

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