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«Napoli Eden», docu-film da Oscar

«Napoli Eden», docu-film da Oscar
Da: Pubblicato In: Gennaio 21, 2021 Visualizzato: 407

«Napoli Eden», docu-film da Oscar

L’idea nasce da una serie di installazioni di alluminio riciclato in città simbolo di riscatto e rinascita Mezzogiorno, 21 gennaio 2021 - 08:54 Il progetto cinematografico dell’imprenditrice-artista «in consideration» a Hollywood di Vanni Fondi Annalaura di Luggo e l’alluminioDa Baia a Los Angeles andata e ritorno. La strada sembrerebbe lunga per chiunque, ma non per Annalaura di Luggo, che in pochi anni, da accorsata imprenditrice nautica (la sua famiglia è a capo dei cantieri Fiart) è arrivata a essere «in consideration» per gli Oscar. In mezzo al suo percorso costellato di piccoli grandi successi, arte sociale, solidale e sostenibile, diretta ai disagiati, e tante intuizioni. Come quella di usare i suoi yacht di lusso a motore per far scorrazzare nel Golfo le star presenti ogni estate all’Ischia Global Fest. Da qui a Los Angeles il passo è breve, ma non è (soltanto) per questo che l’imprenditrice è arrivata a Hollywood, alla soglia delle nomination. «Napoli Eden», il docu-film da lei immaginato e diretto da Bruno Colella (con le musiche di Eugenio Bennato), è infatti la degna conclusione di un progetto visionario ma concreto nato due anni fa. «A rappresentare l’Italia ci siamo solo noi e “Notturno” di Gianfranco Rosi - racconta di Luggo - e con percorsi diversi. Noi, tra i documentari, abbiamo fatto quello americano, che passa per varie proiezioni, approvazioni, barriere da superare e critiche positive da ottenere. E le abbiamo avute. Lo hanno definito una “lettera d’amore alla città”, uno sguardo sulla cultura e la bellezza, un esempio valido di come dovrebbe essere l’inclusione sociale. E di me hanno detto che affronto tematiche importanti come quella del riciclo e della sostenibilità con una purezza simile a quella di una bambina». Tutto parte da lontano, da quel Natale 2018 a Napoli, dove, in collaborazione con il Comune, dopo aver fatto iniziative che coinvolgevano carcerati e non vedenti (arrivando a coinvolgere e a scuotere la loro anima) l’artista-imprenditrice ideò un percorso installativo tutto d’alluminio riciclato tra Santa Caterina a Chiaia, piazza Municipio, la Galleria Umberto (con il famoso albero di Natale, l’unico non vandalizzato dell’ultimo decennio) e Largo Baracche, fulcro di tutta l’iniziativa. «Con le mie opere (e poi con il film) - continua Di Luggo - volevo, voglio dare un messaggio di riscatto e di rinascita di Napoli, sociale, culturale ed etico, attraverso l’utilizzo di un materiale come l’alluminio che crea un’economia circolare, vista la sua indiscussa capacità di essere riciclato più volte. Il tutto partendo dall’origine della parola che deriva da “ad lumen”». «Ad lumen (City Lifers x Sustainability)» s’intitola infatti il suo progetto d’installazioni, recentemente «esportato» anche a Milano, che illuminò il Natale di due anni fa, da Chiaia ai Quartieri. «Al Largo Baracche - continua - ci fu l’installazione più simbolica, anche per la suaL’artista-imprenditrice con i ragazzi dei Quartieri evoluzione creativa all’interno del quartiere. C’erano quattro punti fermi da cui partiva, dal buio del disagio, una luce di condivisione e di speranza. Quattro occhi, quattro personaggi che rappresentavano gente dal passato difficile, che si risolleva e si apre a nuove prospettive grazie alla luce irradiata nel quartiere». Anzi nei Quartieri. Una zona difficile. «Ho voluto da subito coinvolgere i ragazzi dei Quartieri spagnoli, spiegando loro il senso di tutta l’operazione, che poi ho riportato naturalmente nel docu-film. E non si pensi che non ci siano state interazioni anche “toste” tra me e i ragazzi, sia al Largo Baracche sia in Galleria Umberto, durante la costruzione del grande albero d’alluminio. Ma io sono stata a volte più scugnizza di loro, e gli ho fatto capire che comunque ogni azione compiuta per me poteva e doveva essere perdonata, smontandoli. Alla fine siamo diventati una squadra. Una comunità armonica come l’Eden del titolo del film, al quale hanno poi partecipato ovviamente proprio anche i ragazzi dei Quartieri. Il mio pensiero di partenza, il senso di tutta l’operazione era proprio quello dell’inclusione sociale e non potevo rinunciare a questo principio di base. Tutto il mio progetto deve rappresentare un valore per l’umanità abbattendo necessariamente ogni barriera e distanza sociale». Di questi tempi un valore aggiunto, ribadito con forza nel docu-film di Colella, che vede come protagonista, ovviamente, Annalaura Di Luggo, impegnata nella creazione di un’opera «stupefacente» che sia «un simbolo ecologico di aggregazione, di unione». La mira è quella di arrivare fino alla notte degli Oscar, dove l’artista-imprenditrice è già stata come ospite: «Non sono scaramantica - conclude - e speriamo di entrare nella short list dei 15 documentari scelti. Poi alle 5 nomination e infine chissà...». 21 gennaio 2021 | 08:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA Let's block ads! (Why?)

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