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Il Covid sta spazzando via i ristoranti? Tracollo del 66,8%, peggio solo il turismo

Il Covid sta spazzando via i ristoranti? Tracollo del 66,8%, peggio solo il turismo
Da: RC.ECO Pubblicato In: Gennaio 19, 2021 Visualizzato: 33

Il Covid sta spazzando via i ristoranti? Tracollo del 66,8%, peggio solo il turismo

«La sera prima di licenziare tutti e 30 i miei dipendenti, ho sognato che i miei figli stavano morendo, sepolti vivi dalle macerie, mentre io continuavo a scavare nel posto sbagliato, a qualche metro di distanza da dove stavano soffocando. Mi sono girata e ho visto il tallone del calzino blu del più piccolo che sbucava dalla terra nera. Ormai, però, era troppo tardi. Prune, il mio ristorante di Manatthan, avrebbe chiuso i battenti alle 23:59 del 15 marzo. Avevo un solo elemento su cui basarmi: il saldo del conto corrente». Sono le parole di Gabrielle Hamilton, chef di un ristorante newyorkese che ad aprile ha scritto la sua storia sul New York Times. Una storia che racconta al tempo stesso la storia di tanti chef e ristoratori di tutto il mondo che all’improvviso, con l’emergenza sanitaria, hanno assistito a un tracollo dei loro guadagni. Diventato poi fatale per molti, persino per i locali più blasonati delle grandi città.

Chiusure in serie: a Milano addio ai locali più blasonati

A Milano ha chiuso lo storico Paper Moon a pochi passi da Piazza San Babila aperto nel ‘77 da Pio Galligani e dalla moglie Enrica del Rosso. Poi è stata la volta di Filippo La Mantia con la chiusura di «Oste e cuoco» di piazza Risorgimento e poi ancora di «Attimi» di Heinz Beck che aveva scommesso sulla zona di City Life ma che con il prolungamento dello smart working e gli uffici semi deserti, ha deciso di abbandonare l’impresa. E se questa è la situazione di locali abituati a fare il tutto esaurito, non va meglio a tutti gli altri ristoranti che si sono ritrovati all’improvviso ad affrontare periodi prolungati di soli costi. Il 2020 si è chiuso così con tutti i settori in sofferenza ma è stata proprio la ristorazione, secondo l’Osservatorio permanente sull’andamento dei consumi elaborato da Confimprese-Ey, a pagare maggiormente lo scotto della crisi. Nel mese di dicembre la ristorazione ha registrato un crollo del 66,8% rispetto al mese precedente e -46,8% sull’intero anno. Peggio hanno fatto solo i viaggi con il travel a -67,2% a dicembre e -59,7% in tutto l’anno.

Consumi e fatturato a picco

Secondo la Federazione italiana dei pubblici esercizi nei primi nove mesi del 2020 la ristorazione ha perso 23,4 miliardi di euro. E solo nell’ultimo trimestre dell’anno la contrazione del fatturato è stata del 16,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un profondo rosso ben visibile nelle strade delle nostre città con saracinesche abbassate, ingressi sbarrati, tavolini impilati e sedie accatastate. A volte per sempre. Gli ultimi dati Istat, relativi ad un’indagine campionaria molto ampia (riferita ad un universo di 1.019.786 imprese di 3 e più addetti che operano nel settore dell’industria e dei servizi) effettuata tra ottobre e novembre, parlano di 73.000 imprese chiuse, circa il 7,2% del totale.

Quasi 400 mila imprese a rischio chiusura

E le stime che arrivano dalle associazioni di imprenditori vedono nero anche nel 2021: Confcommercio parla di chiusura definitiva di oltre 390 mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi di mercato, fenomeno non compensato da nuove aperture, per cui la riduzione del tessuto produttivo nei settori considerati ammonterebbe a quasi 305mila imprese (-11,3%). Di queste, 240mila, esclusivamente a causa della pandemia. «Per i ristoranti — ha scritto Gabrielle Hamilton sul Nyt — la chiusura forzata dovuta al Covid è stata soltanto l’operazione odontoiatrica o l’appendicectomia che ci si ritrova a dover affrontare quando l’assicurazione sanitaria non ti copre . Queste chiusure elimineranno i più deboli e i più vulnerabili. Ma chi siano esattamente, tra di noi, i più deboli e i più vulnerabili, non è poi così ovvio».

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