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Alessandro Siani: "Troppe varianti del virus? I vaccini possono essere facilmente adattati alle mutazioni"

Alessandro Siani:
Da: Cronaca Pubblicato In: Gennaio 13, 2021 Visualizzato: 39

Alessandro Siani: "Troppe varianti del virus? I vaccini possono essere facilmente adattati alle mutazioni"

“Non ho ancora ricevuto la chiamata per il vaccino, ma mi arrotolerei la manica anche subito”. Alessandro Siani ha pubblicato l’articolo “Dieci motivi per cui vaccinarsi” sulla rivista The Conversation. E di quel che ha scritto, il professore dell’università di Portmouth, vicedirettore del dipartimento di scienze biologiche, è convinto davvero. “Poi, quando avrò sviluppato l’immunità, per prima cosa mi piacerebbe tornare nella mia Napoli”.

Lei inizia il suo ragionamento su Conversation in modo molto semplice: i vaccini salvano vite.

“In questa pandemia sono la luce in fondo al tunnel. Finora siamo stati sempre costretti a difenderci dagli attacchi del coronavirus. Adesso abbiamo la possibilità di passare al contropiede”.

Il virus però è pronto al dribbling, con la variante inglese.

“Preoccupante. Una delle mutazioni, N501Y, rende la spike del coronavirus più affine al recettore che si trova nelle nostre cellule. Può così invaderle meglio, facendo guadagnare all’indice di replicazione R tra 0,4 e 0,7 punti. Per questo in Gran Bretagna si fa così fatica a riportarlo sotto controllo e i record di contagi si sono accumulati”.

Con una contagiosità così alta, in Gran Bretagna si è deciso di richiudere in fretta le scuole. E' stato giusto?

“Le aule sono state prima riaperte poi subito richiuse. Purtroppo si è giocato col fuoco. Ammettiamo che i bambini, specialmente quelli piccoli, si ammalino meno. Rischiano comunque di portare il virus a casa. Il tira e molla su scuole aperte e chiuse, poi, è più dannoso di una qualsiasi decisione presa con chiarezza e coerenza. Se si sospetta che le lezioni siano un rischio, si intraprenda un programma di didattica a distanza solido dal punto di vista pedagogico. I ragazzi sono perfettamente in grado di comprendere la situazione. Lo accetterebbero più di questa incertezza prolungata”.

Con il vaccino da un lato ma le varianti dall’altro, unite al tira e molla sulle scuole, non c’è il rischio che a fare contropiede sia in realtà proprio il virus?

“I vaccini che abbiamo messo a punto sanno riconoscere più varianti. Se poi le mutazioni dovessero andare oltre le sue capacità, non sarebbe difficile riprogrammare un vaccino. I metodi usati oggi, come l’Rna o il vettore virale, permettono di creare in tempi brevi nuove edizioni riviste e aggiornate. Potremmo anche utilizzare cocktail di vaccini diversi”.

E’ una delle strategie ipotizzate in Gran Bretagna, il cosiddetto “mix and match”: usare per la seconda dose una marca diversa dalla prima dose.

“Non esattamente, io mi riferivo sempre a vaccini sottoposti a test. Le ipotesi fatte in Gran Bretagna, sia il ritardo nella seconda dose che il mix and match, cadono invece in quello che definirei uncharted territory: territorio non mappato. Ogni scostamento rispetto a quanto è stato sperimentato e validato è un po’ un azzardo.  Sappiamo che una dose ha un’efficacia del 60-70% e due di oltre il 90%. Potrebbe bastare una singola iniezione, è vero, ma potremmo anche avere effetti diversi da quelli che ci aspettiamo”.

Si discute della diversa efficacia dei vari vaccini e del rischio che ad alcune persone vada un prodotto di serie A, ad altre di serie B.

“Qual è l’alternativa, restare esposti al virus? I vaccini per il Covid hanno dimostrato comunque di avere un’efficacia molto alta, superiore ad altri prodotti che sono diventati routine, come quello per l’influenza. Un vaccino valutato da esperti indipendenti, non legati alle case farmaceutiche né alla politica, io lo farei comunque a occhi chiusi”.

Non c’è il rischio che aumentando il numero dei vaccinati, il virus sviluppi delle varianti resistenti?

“La selezione avviene quando all’interno di una popolazione di microrganismi, il 99% viene eliminato e il restante 1% ha lo spazio per prosperare. Non è quello che succede con il vaccino. O è efficace, e allora il virus non si replica o non contagia, o è inefficace, e allora non c’è nessun 1% pronto a prosperare nello spazio lasciato dal restante 99%. Anzi, penso sia vero il contrario. Le mutazioni sono eventi casuali tanto più frequenti quanto più alto è il numero dei contagi. Immunizzando la popolazione, il coronavirus ha meno possibilità di contagiare, di replicarsi e quindi di mutare”.

Il vaccino a Rna suscita comunque una certa inquietudine fra le persone. Come mai?

“E’ un problema di informazione. Secondo me basterebbe fornire alle persone spiegazioni chiare. Invece circolano mucchi di notizie balzane, come quella del 5G responsabile dell’epidemia o del chip inserito da Bill Gates e inoculato con il vaccino. L’Rna dà invece meno problemi rispetto a un metodo più tradizionale come il virus attenuato. Qui abbiamo a che fare con un vero e proprio organismo vivente, anche se reso inoffensivo. Con l’Rna o i vettori virali abbiamo semplicemente una stringa di basi genetiche, che fa il suo lavoro e si degrada in tempi brevi. Mi è capitato di lavorare in laboratorio con l’Rna. E’ un incubo, ti si distrugge sotto agli occhi. Non ci sono proprio rischi che resti in circolo nel nostro organismo”.

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