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«Il mio commissario Ricciardinon sarà un Montalbano bis»

«Il mio commissario Ricciardinon sarà un Montalbano bis»
Da: Pubblicato In: Gennaio 08, 2021 Visualizzato: 455

«Il mio commissario Ricciardinon sarà un Montalbano bis»

E pensare che è tutto nato da uno scherzo. «Avevo già 48 anni e lavoravo al Banco di Napoli — racconta lo scrittore napoletano Maurizio de Giovanni —. Dei miei colleghi mi iscrissero, a mia insaputa, al concorso Tiro Rapido indetto dalla Porche. La gara si svolgeva dentro al caffè Gambrinus e in altre cinque città italiane. Eravamo seduti al tavolino, avevamo un computer e 15 ore di tempo per partorire una storia. E io, che non avevo mai scritto niente, mi guardavo intorno cercando ispirazione. Dietro la vetrata, compare una zingarella, di quelle che chiedono l’elemosina. Cominciai a fissarla e lei mi fa una linguaccia e scompare. Preoccupato mi guardo intorno, temendo che qualcun avesse notato il mio sguardo e immaginasse che avevo importunato la ragazzina. Invece solo io l’avevo vista. Da lì nasce il mio commissario Ricciardi: uno che vede le vittime, di morte violenta, nel loro ultimo momento di vita, nel loro ultimo pensiero tagliato di netto, come una pellicola che resta impressionata da una forte luce. Insomma vede quello che gli altri non vedono». E grazie a quella zingarella, de Giovanni vinse il concorso: «Proprio così. Nacque il primo racconto, Il senso del dolore, di una lunga serie di 12 romanzi, di cui è protagonista Ricciardi, che ho ambientato negli anni ’30 in omaggio al Liberty del Gambrinus, dove tuttora esiste un tavolino dedicato proprio a Ricciardi. Un personaggio segnato da una sorta di condanna, quella appunto di avere un rapporto diretto con i morti. Ma lui non lo dice a nessuno e questa sua facoltà non lo aiuta nelle indagini che deve condurre, anzi, ne viene sviato. Oltretutto è condannato alla solitudine, non può condividere questo suo strano destino con altre persone». Il celebre commissario della Regia Questura approda in tv, dal 25 gennaio su Rai 1 in 6 serate con Lino Guanciale protagonista e la regia di Alessandro D’Alatri. Diventerà una sorta di Montalbano? «Andrea Camilleri è stato un maestro della narrazione, utilizzando il suo commissario come Simenon utilizzava il suo Maigret. Ma la mia scelta narrativa è diversa. Mentre in Montalbano il personaggio resta sempre lo stesso, inquadrato in storie differenti, il mio Ricciardi cambia nell’evoluzione della storia, non è mai uguale alla volta precedente. Per questo, dopo 12 racconti, è avvenuta la conclusione dell’arco narrativo: era necessario». Scrittore, ma anche sceneggiatore delle serie tv che nascono dai suoi libri: per non venire tradito dalla trasposizione scenica? «Quando scrivi un romanzo, sei tu e il tuo computer. Quando scrivi per le immagini, cinema, film o teatro, devi fare i conti con altre professionalità, che legittimamente esercitano la propria autonomia creativa, allontanandosi inevitabilmente dal tuo testo originale. Non posso affermare di essere d’accordo con tutte le interpretazioni che ne derivano, ma rispetto le scelte altrui. E ora sto lavorando a un progetto inverso, ho scritto i soggetti per due serie televisive: saranno prodotte da Cross Production e dall’inglese BlackBox, poi diventeranno romanzi». L’estate scorsa Gianrico Carofiglio, scrittore di romanzi noir, è arrivato nella cinquina finale del Premio Strega, ma non ha vinto. «Ho fatto il tifo per Gianrico, siamo amici, ma non gli avrei consigliato di partecipare. La critica letteraria d’alto rango è supponente nei confronti del romanzo noir, che a mio avviso non è secondo per qualità di scrittura all’altra letteratura. Non intendo partecipare a premi letterari, sono fieramente uno scrittore da ombrellone, popolare: è una fortuna, non una disgrazia. Non credo che qualcuno aspiri a essere un autore di nicchia. Se il noir è un marchio d’infamia, lo porto orgogliosamente sulle spalle». Ma la sua famiglia come vive la sua frenetica attività tra romanzi, sceneggiature, testi teatrali? «Cerco di non dare fastidio: a volte mi sento un po’ come i pianisti nei saloon del Far West, che continuano a suonare, mentre attorno sparano, volano pallottole, sedie, bottiglie...». 8 gennaio 2021 (modifica il 8 gennaio 2021 | 19:14) © RIPRODUZIONE RISERVATA Let's block ads! (Why?)

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