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Federica Sciarelli in corsia: «Racconto solo storie a lieto fine»

Federica Sciarelli in corsia: «Racconto solo storie a lieto fine»
Da: Pubblicato In: Gennaio 07, 2021 Visualizzato: 410

Federica Sciarelli in corsia: «Racconto solo storie a lieto fine»

Sa di essere abituata ai temi complessi, Federica Sciarelli. «Ho un certo rodaggio», confessa. Ma girare la quarta stagione di Dottori in corsia - Ospedale pediatrico Bambino Gesù — docu-serie di Simona Ercolani, prodotta da Stand by me in collaborazione con Rai Fiction, in onda da lunedì alle 23.15, su Rai3 — è stato «particolarmente tosto, come può esserlo quando si parla di bambini». Per questo ha accettato di tornare alla guida della serie «a una condizione: raccontare solo storie che finiscano bene». L’intento, spiega, è «mostrare le battaglie fortissime che fanno questi giovani pazienti, i loro genitori e i medici. Sono solita parlare con persone a cui è accaduto qualcosa di enorme (Chi l’ha visto? torna in onda dal 13 gennaio) ma queste sono tutte esperienze pazzesche: fanno capire quanto sia importante la donazione e la solidarietà». La donazione, perché quella del Bambino Gesù «è un’eccellenza pubblica e non mi stanco di ripeterlo. Ma “impicciandomi” nelle storie di queste persone, mi sono resa conto che molti medici, in grado di salvare vite date per perse, dopo un po’ se ne vanno all’estero, dove sono trattati ancora meglio. So che c’è chi vorrebbe mettere le mani su questa struttura, privatizzarla, ma la meraviglia è proprio che sia pubblica: possono venirsi a curare i bambini di tutta Italia, e non solo. Questo vanto della sanità pubblica va tutelato». E si arriva alla solidarietà: «Ho capito quanto sia importante contare su una rete di solidarietà quando ti capita una tragedia così. Ho incontrato genitori che avevano portato a curare il figlio da lontano e, non avendo possibilità, dormivano in macchina: d’estate il parcheggiatore teneva per loro il posto all’ombra». Storie straordinarie nell’ordinarietà di una struttura simile, in cui più che mai si realizza anche «quanto sia fondamentale donare i propri organi. Ho parlato con un ragazzo trapiantato al cuore. Mi ha detto una frase che mi ha gelata: “Il Signore dà l’opportunità di fare del bene anche quando siamo morti”». Da genitori, la domanda più banale di fronte al terrore di vivere situazioni simili è: come ci riescono? «Me lo sono chiesta anche io — ammette —. Quando mio figlio era piccolo l’avevo portato proprio al Bambino Gesù per una cosa stupidissima e mi ero detta: non ci voglio entrare mai più. Ora ho conosciuto genitori il cui figlio aveva una malattia che hanno sei persone in tutto il mondo. Come fai a non chiederti: perché io? Ma poi tutti si rimboccano le maniche e iniziano la battaglia della vita in cui spesso a dare coraggio sono i più piccoli. Bambini che devono stare attaccati a delle macchine, ma che dicono alle loro mamme, straziate: “Che bello, adesso respiro meglio, posso anche disegnare”. Sono storie di speranza che servono a far capire che ognuno di noi può fare qualcosa per aiutare». 7 gennaio 2021 (modifica il 7 gennaio 2021 | 19:46) © RIPRODUZIONE RISERVATA Let's block ads! (Why?)

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