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Palermo, sul web fa discutere la «Traviata» in stile «queer»

Palermo, sul web fa discutere la «Traviata» in stile «queer»
Da: Pubblicato In: Gennaio 02, 2021 Visualizzato: 270

Palermo, sul web fa discutere la «Traviata» in stile «queer»

La Traviata in stile queer al tempo del Covid mescola Verdi a una voce che al megafono, da un’auto in strada, invita la gente a restare a casa: «Tutelate la vostra salute, limitate gli spostamenti». Verdi viene contaminato dai rumori della città, ed ecco il mercato della Vucciria, e il mare che bagna Palermo; Violetta e Alfredo vivono il loro amore tra suoni artificiali e interventi elettroacustici. Per il secondo anno, dopo il concerto dedicato agli immigrati, il Massimo a Capodanno assume il ruolo di «disturbatore culturale». Stavolta è di scena il mondo queer. L’evento di fine anno è visibile in streaming fino al 7 gennaio sulla web tv del teatro. Violetta si innamora di un transgender. Alfredo è quasi pelato, vestito da donna, tutto di bianco, a metà strada tra un Pierrot al femminile e Klaus Nomi, il cantante tedesco che ha ispirato Ernesto Tomasini, con la differenza che «lui era un alieno teutonico e io una specie di vedova siciliana», dice ironicamente il protagonista della serata, insieme a Carmen Giannattasio. Lei canta col suo registro da soprano lirico, lui canta come sa, da cabarettista. Mischiando il falsetto alle note basse vuol dare al suo Alfredo un accento «di malattia e alienazione». Palermitano, è molto noto a Londra, dove vive esibendosi in molti musical. I loro frammenti della Traviata sono stati divisivi, hanno provocato reazioni contrastanti sui social. I guelfi e i ghibellini della lirica in versione «fluida» hanno seguito l’evento da tutto il mondo, hanno fatto sentire la loro opinione dalla Germania al Belgio, dal Messico a Israele, dalla Colombia alla Cina, dividendosi, litigando in maniera interattiva: da «povero Verdi» a «complimenti per il coraggio», da «bigotti» a «bigotto sarà lei», da «cosa sono queste cose» a «viva la libertà». Il direttore musicale del Massimo, l’israeliano Omer Meir Wellber, rivendica l’idea insistendo sul significato sociale e «politico». «E ciò è potuto avvenire per la visione culturale di un sindaco in cui la città si rispecchia, fa parte dei paradossi di Palermo. Quando abbiamo spiegato il progetto all’Orchestra, non c’è stata alcuna perplessità». Il concerto è cominciato con il Te Deum di Haydn, Spontini, Wagner, Mozart, Lehàr. Poi ha virato sull’apertura sessuale che echeggia in una canzone di Jacques Brel ,e sul jazz, da lì si è scatenata la sarabanda di rumori cittadini e sessualità «fluida». Secondo Wellber, è stato lo streaming a renderlo tecnologicamente possibile (i denigratori aggiungono che in sala sarebbe stata sommersa dai fischi, ma era tutto da verificare). Si cercava non una trovata scenica estemporanea ma una rispondenza anche provocatoria fra il travestitismo palese e esteriore e il travestitismo dell’anima, trasognato e interiore, di ciò che si andava cantando in scena. Così ecco una canzone della Repubblica di Weimar su un uomo che vuole essere donna e una donna che vuole essere uomo. «Anche io mi sono travestito musicalmente — racconta il direttore d’orchestra — sono sceso dal podio e dalla mia comfort zone e ho suonato la fisarmonica, ho cantato Maruzzella. Mi sono messo in gioco in qualcosa che non mi appartiene». Tomasini dice che a Londra il travestitismo in scena è vissuto come una forma d’arte, senza perbenismi e «sporcature», e questo è stato lo spirito di una serata controversa, dove Verdi è un pretesto per parlare d’altro, ma abbraccia le minoranze, incoraggia a pensare l’amore come un canto libero e a ritenere naturale l’eccentrico mondo queer; una sorta di «gay pride» dove il canto sostituisce la sfilata, incoraggiando a fare «l’amore, ognuno come gli va», come cantava Lucio Dalla in L’anno che verrà. © RIPRODUZIONE RISERVATA 2 gennaio 2021 (modifica il 2 gennaio 2021 | 22:52) © RIPRODUZIONE RISERVATA Let's block ads! (Why?)

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