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Vanessa Kirby: «Pieces of a woman, quel tabù che è giusto affrontare»

 Vanessa Kirby: «Pieces of a woman, quel tabù che è giusto affrontare»
Da: Pubblicato In: Gennaio 02, 2021 Visualizzato: 266

Vanessa Kirby: «Pieces of a woman, quel tabù che è giusto affrontare»

Londinese fino al midollo. Ci è nata (di buona famiglia), ci ha studiato (nei posti giusti), ha costruito una gavetta corposa e meditata (tantissimo teatro con le compagnie che contano, e oculate partecipazioni nelle serie che fanno curriculum). E ora Vanessa Kirby, 32 anni, è in pole position per la conquista della statuetta di miglior attrice ai prossimi Oscar grazie al ruolo di protagonista nel film di un regista ungherese, Kornél Mundruczó, la sua prima opera internazionale in lingua inglese, girato in Canada ma ambientato a Boston. È Pieces of a woman (dal 7 gennaio su Netflix), presentato con successo a Venezia 77, meritatissima Coppa Volpi per Vanessa che alla Mostra era presente anche con The World to Come di Mona Fastvold. Nel frattempo Kirby ha lavorato sul set più osservato e regolato del mondo, il nuovo Mission: Impossible 7 nei panni di White Widow (era già nell’episodio precedente del franchise e ci sarà per il prossimo), ancora riceve lodi per la sua principessa Margaret delle prime due stagioni di The Crown (che le è valsa un Bafta) . Insomma, è l’attrice del momento. Che, con perfetto british understatement, non si scompone. «Può sembrare strano trovarsi bene in un film come Pieces of a woman e in un blockbuster come Fast & Furious – Hobbs & Shaw o Mission: Impossible, ma è la mia forza. Non avrei pensato neanche io di trovarmi a mio agio in un film di azione, l’importante è andare al di là del genere e cercare l’anima del personaggio. Di fronte a ogni ruolo mi interrogo su cosa sia l’aspetto che mi tocca». Merito del palcoscenico, sostiene. «Ho cominciato con il teatro e quando fai Shakespeare, Strindberg, Cechov ti metti alla prova con diverse sensibilità e sfide, come fossero generi a sé. Inconsciamente mi sono preparata a incrociare cose differenti anche sullo schermo. È una fortuna per me avere fatto questo tipo di esperienze, ti obbliga ogni volta a tirare fuori qualcosa di inedito». E quella con Mundruczó (premiato a Cannes nel 2014 per White God - Sinfonia per Hagen), è di quelle che non si dimenticano. Scritto dalla moglie sceneggiatrice Kata Wéber, a partire da una loro esperienza personale, da cui già avevano tratto una pièce di successo, si concentra su una coppia di Boston, Martha e Sean (lui è Shia LeBeouf) alla vigilia del parto in casa della primogenita con l’aiuto di un’ostetrica, Eva (Molly Parker). Le cose non andranno come previsto, la bambina muore subito dopo la nascita lasciando una voragine di dolore in cui sembra impossibile non precipitare. Un film che ha colpito Martin Scorsese: ha voluto salire a bordo come produttore esecutivo, ritrovando nel cast Ellen Burstyn (è la madre di Martha) che diresse in Alice non abita più qui. Rimettere insieme i pezziAnche per Kirby una folgorazione: «Ho letto la sceneggiatura in un’ora e deciso subito che dovevo farlo. Cerco ruoli che mi mettano in crisi, che mi spaventino e questo è un argomento tabù che fa davvero paura. Non se ne parla. Io non ho figli, per prepararmi alle riprese ho incontrato tante donne che hanno vissuto esperienze simili, mi hanno parlato proprio di questo silenzio, della difficoltà di essere ascoltate, persino della vergogna che provano, il disagio sociale nei loro confronti. Volevo che il film fosse una testimonianza di questo: quando il tuo mondo va in frantumi e devi trovare la forza e il modo di rimettere insieme i pezzi». Lo sforzo di renderlo comprensibile anche a chi non l’ha vissuto: «Tutti noi abbiamo sentito questa responsabilità. Siamo consapevoli che la loro è un’esperienza unica, quasi indicibile appunto, ma molte persone vivono traumi difficili da superare e condividere. Come si sopravvive a un dolore che ti toglie il fiato?». La scena del parto è un unico pianosequenza lungo 24 minuti. Per l’attrice una prova estenuante: «Difficile, certo. Siamo riusciti a realizzarla nell’appartamento in un paio di giorni e quattro ciak. La mia fortuna è stata ritrovarmi circondata da persone brave e capaci — compresa un’ostetrica in qualità di consulente sul set, ndr —. Ma è stata l’esperienza più incredibile della mia carriera. Ora quando incontro una donna che ha partorito, sorrido. Mi sento più vicina». 2 gennaio 2021 (modifica il 2 gennaio 2021 | 23:01) © RIPRODUZIONE RISERVATA Let's block ads! (Why?)

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