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Olio, nel 2020 la produzione italiana dell’extravergine si riduce di un terzo

Olio, nel 2020 la produzione italiana dell’extravergine si riduce di un terzo
Da: RC.ECO Pubblicato In: Ottobre 17, 2020 Visualizzato: 20

Olio, nel 2020 la produzione italiana dell’extravergine si riduce di un terzo

Le prime stime vanno da un calo del 26% fino a un crollo del 36%. In buona sostanza la produzione italiana di olio extravergine di oliva si ridurrà, nel 2020, di un terzo. La qualità sarà eccellente, ma se ne troverà meno sul mercato. A determinare il calo sarà, soprattutto, la minore produzione delle regioni meridionali, Puglia in testa. Lo dicono sia le stime di Cia-Agricoltori italiani, Italia Olivicola e Aifo (Associazione italiana frantoiani oleari) — meno 36% — sia quelle di Confagricoltura — meno 26% — che emergono dal confronto con il 2019.

La produzione pugliese dimezzata

A trascinare al ribasso le stime, come detto, sono le regioni del Sud da cui dipende gran parte della produzione italiana. In particolare — secondo le stime di Cia-Agricoltori italiani, Italia Olivicola e Aifo — il crollo sarà evidente in Puglia, che resta comunque il polmone olivicolo italiano con 101 mila tonnellate di prodotto stimate (il 44% della produzione italiana complessiva), nonostante un calo produttivo stimato nel 51%. La Puglia risente sia della stagione di «scarica», sia del crollo del Salento flagellato dalla Xylella dove si stimano 2 mila tonnellate di olio, il 50% in meno rispetto allo scorso anno. Alle spalle della Puglia seguono la Sicilia (-17%) che scalza la Calabria (-45%) grazie alle buone temperature di queste settimane. Segno negativo anche per Campania (-12%), Basilicata (-20%), Molise (-20%), Sardegna (-26%) e Abruzzo (-33%). Situazione ribaltata, invece, nelle regioni centrali e settentrionali. Stabile la produzione nel Lazio (+6%), in salita Toscana (+24%), Umbria (+40%), Marche (+48%) ed Emilia Romagna (+52%). L’oscar per il miglior incremento produttivo, nonostante i piccoli quantitativi, va alla Lombardia (+1.727%) che passa da 123 a 2248 tonnellate stimate per quest’annata. Grande crescita anche per Liguria (+145%), Trentino Alto Adige (+265%), Friuli Venezia Giulia (+770%) e Veneto (+995%). Il risultato di questa Italia a due velocità è, comunque, un crollo complessivo del 36% della produzione totale: poco più di 235 mila tonnellate rispetto alle 366 mila tonnellate della scorsa stagione.

L’Europa regge grazie alla Spagna

Il calo, in questo anno difficile, non è però un’esclusiva italiana: a perdere terreno — secondo le stime del Centro studi di Confagricoltura che per l’Italia indicano un calo del 26% a 270 mila tonnellate — sono anche il Portogallo (meno 35%) e la Grecia (meno 25%). La Spagna, in controtendenza agli altri Paesi mediterranei, consolida la sua leadership con un aumento del 27%, cifra che nonostante la consistente diminuzione registrata per gli oli italiano, portoghese e greco, fa chiudere positivamente il bilancio produttivo europeo con un +5% sul 2019. Il 50% delle esportazioni nazionali — sottolinea il Centro studi — sono concentrate su quattro Paesi, in primis gli Stati Uniti (che hanno un valore di 420 milioni di euro e rappresentano il 32% del totale dell’export italiano) e la Germania (168 milioni, pari al 12,8%); seguono il Giappone (8%) e la Francia (7,4%). L’Italia, secondo Paese esportatore, realizza prezzi medi di vendita del 59% superiori a quelli della Spagna, nonostante che la sua produzione copra mediamente il 15% di quella mondiale, a fronte del 45% di quella spagnola.

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